ServiziCensimento e smaltimento amianto

Censimento e smaltimento amianto

Amianto: obblighi e responsabilità dell’amministratore

 

Per capire a quali obblighi è soggetto l’amministratore di condominio in materia di amianto e quindi a quale quadro legislativo far riferimento, bisogna distinguere il ruolo che ricopre:

  • Amministratore della proprietà (in tutti i casi);
  • Datore di Lavoro (solo in presenza di personale alle sue dipendenze in quel determinato stabile)

Nel primo caso l’amministratore è obbligato al rispetto della legge quadro sull’amianto e sui disciplinari tecnici, oltre agli obblighi a carico del committente in caso di affidamento di lavori di bonifica, definiti al titolo IV del D. Lgs. 81/08 (cantieri temporanei). Nel secondo caso, in cui sia anche datore di lavoro, l’amministratore è obbligato al rispetto, oltre agli obblighi precedenti, anche del D. Lgs. 81/08 nel suo complesso. Gli obblighi a carico dell’amministratore di condominio si configurano prevalentemente in attività quali:

  1. il censimento e la mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (nel seguito MCA)  all’interno dello stabile;
  2. la valutazione del rischio, sia per il personale dipendente che per gli occupanti;
  3. l’attuazione delle corrette procedure di manutenzione e controllo dei MCA, se esistenti;
  4. il rispetto degli obblighi di legge applicabili nei cantieri di bonifica amianto.

Il primo punto trova applicazione in tutte le situazioni. E’ naturale che qualsiasi azione di natura preventiva o protettiva non può prescindere dall’individuazione dell’amianto nello stabile. I riferimenti di legge che impongono l’obbligo di individuare l’amianto sono:

  • art. 12 comma 5 Legge 257/92 (obbligo per i proprietari di immobili a comunicare la presenza di amianto floccato o in matrice friabile alle unità sanitarie locali);
  • punto 1 dell’allegato al DM 6/9/94 (localizzazione e caratterizzazione dell’amianto nelle strutture edilizie);
  • (DdL) art. 248 D. Lgs. 81/08 (individuazione della presenza di amianto)

Il secondo punto è applicato in tutti quei casi in cui è emersa, dalla prima fase, la presenza di materiali contenenti amianto all’interno dello stabile. E’ necessario valutare le necessarie azioni da intraprendere: posso lasciare l’amianto dov’è o devo bonificare? Se posso lasciarlo dov’è, quali azioni devo intraprendere per mantenerlo in buone condizioni? Se lo devo bonificare, quale intervento di bonifica posso adottare Entro quanto tempo? Nei casi in cui l’amministratore sia anche Datore di Lavoro, la valutazione del rischio amianto va sempre fatta: oggi la legge impone la valutazione di tutti i rischi, anche di quelli in cui l’agente pericoloso non è presente! I riferimenti di legge che trovano applicazione in questo secondo punto sono:

  • punto 2 dell’allegato al DM 6/9/94 (valutazione del rischio per gli occupanti dell’immobile)
  • (DdL) art. 249 del D. Lgs 81/08 (valutazione del rischio amianto per i lavoratori dipendenti)
  • (DdL) art 28 del D. Lgs 81/08 (valutazione del rischio per i lavoratori dipendenti)

Il terzo punto trova applicazione nei casi in cui l’amianto è stato individuato e se  dalla valutazione del rischio effettuata non sia emersa la necessità di interventi di bonifica. In questo caso vi è solo la necessità di attuare misure procedurali e organizzative idonee mantenere l’amianto in buone condizioni a preservare i bassi livelli di rischio emersi. In questo caso sarà necessario comunicare, non solo agli occupanti, ma anche ai fornitori o prestatori d’opera, la presenza di amianto in determinati punti dello stabile. Trovano pertanto applicazione:

  • punto 4 dell’allegato al DM 6/6/94 (programma di controllo dei MCA in sede)
  • (DdL) art. 26 comma 1 lettera b) (informativa sui rischi nei contratti d’appalto)

 

Il quarto punto si applica nei casi in cui l’assemblea dei condomini ha deliberato interventi volti alla bonifica dell’amianto. In questo caso trovano applicazione gli obblighi, a carico del committente dei lavori, indicati al titolo IV del D. Lgs 81/08, relativi ai cantieri temporanei o mobili definiti dall’art. 90. A seconda del tipo di intervento di bonifica da attuare, possono prefigurarsi 2 differenti scenari: il primo in cui l’intervento di bonifica comporta la presenza di una sola impresa o lavoratore autonomo, il secondo in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese coinvolte nella realizzazione di quella determinata opera. In tutti e due i casi l’amministratore di condominio verifica sempre l’idoneità tecnico-professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi secondo le specifiche indicate all’allegato XVII chiedendo anche una dichiarazione dell’organico medio annuo[1] e, nelle fasi di progettazione dell’intervento di bonifica, si attiene sempre ai principi generali di tutela definiti dall’art. 15. Nei secondo caso invece (presenza di 2 imprese)  l’amministratore designa il coordinatore per la progettazione[2] e per l’esecuzione dei lavori, prende in considerazione il PSC (piano di sicurezza e coordinamento) e il fascicolo dell’opera, redige e trasmette all’organo competente la notifica preliminare di cui all’art. 99[3], trasmette il PSC alle imprese che presentano offerte e comunica all’impresa affidataria il nominativo dei coordinatori da lui designati. Pertanto i riferimenti di legge che trovano applicazione in questo quarto punto, sono tutti definiti nel titolo IV del D. Lgs. 81/08:

  • art. 90 (obblighi del committente);
  • art. 93 (responsabilità del committente)
  • art. 99 (notifica preliminare);
  • art. 101 (obblighi di trasmissione);
  • Allegato XII (contenuti della notifica preliminare)
  • Allegato XVII (idoneità tecnico professionale)

Amianto: la gestione nelle realtà condominiali

Se, a seguito della valutazione del rischio, i materiali in amianto individuati versano in buono stato di conservazione e presentano bassi livelli di rischio, è possibile mantenerli “in situ”, a condizione che vengano attuate tutte le necessarie misure di gestione e controllo.

Per gestire correttamente i MCA all’interno dello stabile è necessario attuare il programma di controllo e manutenzione come definito al punto 4 del DM 6/9/94. Si tratta di una serie di misure di natura tecnica, organizzativa e procedurale atte a tenere sotto controllo i potenziali fattori di deterioramento dei materiali contenenti amianto, per ridurre al minimo l’esposizione degli occupanti alle fibre d’amianto aero-disperse. Il programma di controllo e manutenzione si traduce nei seguenti obblighi a carico del proprietario dell’edificio e/o del responsabile dell’attività che vi si svolge:

  • designare una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali d’amianto;
  • tenere un’idonea documentazione da cui risulti l’ubicazione dei materiali contenenti amianto;
  • garantire il rispetto di efficaci misure di sicurezza durante le attività di pulizia, gli interventi manutentivi o qualsiasi evento che possa causare un disturbo dei materiali di amianto;
  • fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;
  • nel caso siano in opera materiali friabili, provvedere a far ispezionare l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica, trasmettendone copia alla USL competente.

Il piano di controllo e manutenzione può prevedere anche l’affidamento di un incarico a un laboratorio specializzato per la verifica dei livelli delle fibre aero-disperse mediante monitoraggi ambientali periodici, o a un professionista in grado di ricoprire il ruolo di Responsabile amianto e che si faccia carico di tutte le adempienze di cui al punto 4 del DM 6/9/94.

Pertanto individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario ma la sua individuazione non comporta necessariamente l’immediato smantellamento. Lo spirito del legislatore infatti ha sempre avuto nei confronti dell’amianto, un approccio di tipo “conservativo”: lasciare l’amianto dove si trova fino a quando non vi sono più le condizioni per mantenerlo in situ. Il presupposto è che se l’amianto si trova in buone condizioni e non è “soggetto a fattori di deterioramento”, la sua capacità di disperdere fibre nell’ambiente è ridotta al minimo. In questi casi gli interventi di bonifica (rimozione, incapsulamento o confinamento) non sono necessari. Al contrario, rappresenterebbero una “sollecitazione” tale da aumentare i bassi livelli di rischio individuati in sede di valutazione: il trasporto di materiali pericolosi e lo smaltimento in discarica costituiscono comunque fattori di rischio, al livello ambientale, non trascurabili.

 

Amianto: la valutazione del rischio nei condomini

Negli stabili condominiali i materiali contenenti amianto possono trovarsi in tutti quei luoghi dove vi è (o vi è stata in passato) necessità di un isolamento termico o di resistenza al fuoco, nei materiali che devono avere caratteristiche di leggerezza e resistenza alla spinta e alla trazione, oltreché nei materiali che devono presentare caratteristiche di resistenza all’usura, termica, meccanica e chimica.

Come noto, le fibre di amianto possono essere libere o debolmente legate alla loro matrice, oppure possono essere fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento o le matrici viniliche): si parla, nel primo caso, di amianto “friabile” (come ad esempio l’amianto floccato applicato a spruzzo oppure le corde e i cartoni, o le guarnizioni delle centrali termiche), mentre nel secondo caso di amianto “compatto” (come ad esempio le lastre di copertura, i serbatoi e le canne fumarie). In base alla loro friabilità i materiali contenenti amianto possono essere classificati in:

  • Friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
  • Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici.

I materiali friabili, a differenza dei compatti, possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna della matrice legante e, se collocati in aree accessibili e non segnalate, possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o dal semplice passaggio dei fruitori degli spazi condominiali. La distinzione tra materiali compatti e friabili è pertanto indispensabile per un primo approccio valutativo sul rischio presente in un determinato ambiente. L’amianto friabile, e ancor di più il floccato, presentano sempre livelli di rischio più elevati, mentre per i materiali compatti i livelli di rischio sono generalmente più contenuti.

Quindi il rischio associato alla presenza di amianto in uno stabile dipende dalla probabilità che questo rilasci fibre nell’ambiente (natura del materiale e stato di conservazione) e dalla probabilità che le fibre aero-disperse siano inalate dagli occupanti. Sono questi (e solo questi) i due fattori che determinano una corretta valutazione del rischio amianto.

Il D.M. 6/9/94, individua due fondamentali strumenti per la valutazione del rischio:

  • ispezione visiva, ovvero l’esame delle condizioni dei materiali contenenti amianto effettuata da personale esperto al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre;
  • monitoraggio ambientale, ossia la misura della concentrazione delle fibre di amianto aero-disperse all’interno dell’edificio.

Alla fine del processo di valutazione, abbastanza complesso e articolato, si arriva a classificare le situazioni riscontrate in tre diverse categoria:

  • materiali integri non suscettibili di danneggiamento, perché non accessibili, protetti o di natura compatta e in buono stato di conservazione;
  • materiali integri suscettibili di danneggiamento, perché accessibili o esposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, urti, danneggiamenti accidentali, ecc;
  • materiali danneggiati per azioni umane, intenzionali o accidentali, o per il naturale deterioramento nel tempo.

A ciascuna delle suddette situazioni, si accompagnano diverse misure d’intervento.

Nel caso di materiali integri non suscettibili di danneggiamento, occorre effettuare un controllo periodico dei materiali e mettere in atto una strategia per mantenere nel tempo le buone condizioni dei materiali, cioè un programma di controllo e manutenzione.

Nel caso di materiali integri suscettibili di danneggiamento, è necessario eliminare le cause del possibile danneggiamento e quindi mettere in atto il programma di controllo e manutenzione così come definito al punto 4 dell’allegato al DM 6/9/94 (rif. “la gestione dell’amianto nelle realtà condominiali”).

Se, in seguito alla valutazione dei suddetti fattori (valutazione del rischio) dovesse emergere una situazione tale da poter definire i “materiali danneggiati” , si prende in considerazione l’estensione del danno. Se questo è limitato ed é possibile eliminare le cause che lo hanno prodotto, può risultare sufficiente la riparazione e, successivamente, l’attuazione del programma di controllo e manutenzione. Se il danno è esteso, generalmente superiore al 10% dell’estensione totale del materiale, sarà necessario realizzare un intervento di bonifica. Con il termine “bonifica”, non si deve intendere solamente la rimozione dei materiali, ma possono essere considerati ugualmente efficaci anche interventi di tipo conservativo, come l’incapsulamento o il confinamento dove il materiale in amianto rimane comunque sul posto, avendo però eliminato gli elementi che contribuiscono al suo degrado nel tempo. L’intervento di bonifica più adeguato potrà essere valutato solo in seguito ad una attenta valutazione del rischio e scelto in relazione al miglior rapporto costi/benefici applicabile al caso specifico. Nessun organo di controllo può intervenire in merito alla scelta effettuata dai condomini, se questa è supportata da valutazioni tecniche circostanziate e ben documentate. Ciascuna di queste azioni comporta vantaggi e svantaggi che affronteremo successivamente (rif. “metodi di bonifica e criteri decisionali”).

Fermo restando quindi la scelta del metodo di bonifica più vantaggioso dal punto di vista costi/benefici (rimozione, incapsulamento, confinamento), i tempi di intervento sono necessariamente dettati dalla presenza di alcuni fattori di rischio, e dalla loro valutazione in termini di gravità, come quelli di seguito riportati:

  • individuazione della tipologia di amiantocompatto o friabile e i quantitativi presenti (censimento e mappatura);
  • valutazione dello stato di usura e di conservazione in cui si trova l’amianto (ispezioni visive e prove a strappo UNI 10608/97);
  • valutazione della probabilità che il materiale rilasci fibre nell’ambiente in concentrazioni e modalità tali da poter essere inalato dagli occupanti (rilievi strumentali);
  • valutazione della probabilità che si verifichi un contatto tra gli occupanti e i MCA (algoritmi di valutazione);
  • valutazione della probabilità che i MCA possano essere “disturbati” o danneggiati accidentalmente o volontariamente (interventi di manutenzione, lavori edili, demolizioni, atti vandalici);
  • assenza di un programma di controllo e manutenzione e di procedure informative agli occupanti volte a limitare la dispersione di fibre nell’ambiente (misure tecniche, organizzative e procedurali di cui al punto 4 del DM 6/9/94).

Pubblichiamo – al punto A-  uno schema dei possibili ambienti del fabbricato dove si possono trovare specifiche tipologie di materiali contenenti amianto. Pubblichiamo, inoltre – al punto B –  la tabella del DM 6/9/94 dove vengono classificati i materiali contenenti amianto in base alla loro capacità di rilasciare spontaneamente fibre nell’ambiente, ossia in base alla loro friabilità, o meglio, pericolosità.

 

A

Ambienti del fabbricato

Tipologia di materiale contenente amianto

Centrali termiche

Cartoni ignifughi, guarnizioni bruciatori, condotti fumari, amianto floccato, porte

Impianti idrici a temperatura

Coibentazione tubazioni, guarnizioni di flange di accoppiamento

Cabine elettriche

Guarnizione di interruttori, amianto floccato, isolanti per fili e tubi elettrici

Tetti e cornicioni

Lastre di copertura, comignoli, , manti di copertura

Locali idrici

Vasi di espansione e serbatoi idrici

Cavedi

Condotti e tubazioni di aerazione bagni e cucine

Facciate

Pluviali, canne fumarie, pannelli perimetrali sotto-finestra

Pavimenti

Mattonelle in vinil-amianto, piastrelle asfalto/amianto

Locali tecnici ascensori

Freni ascensori, amianto floccato

Pareti

Intonaci e rivestimenti, carte da parati, vernici e collanti

Autorimesse-garage

Porte tagliafuoco, tessuti ignifughi, intonaci o rivestimenti floccati

Impianti trattamento aria

Guarnizioni, coibentazione canalizzazioni

Strutture portanti in metallo

Amianto floccato applicato a spruzzo sulle travi portanti dell’edificio

Strutture prefabbricate

Pannelli perimetrali o divisori, in cemento-amianto

Altri materiali

Isolanti termici, acustici, coibentazioni, tende e tessuti tagliafuoco, ecc

B

Tipo di materiale

Note

Friabilità

Ricoprimenti a spruzzo e rivestimenti isolanti

Fino all’85% circa di amianto. Spesso anfiboli prevalentemente amosite spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolante termo-acustico

Elevata

Rivestimenti isolanti di tubazioni o caldaie

Per rivestimenti di tubazioni tutti i tipi di amianto, talvolta in miscela al 6-10% con silicati di calcio. In tele, feltri, imbottiture in genere al 100%

Elevato potenziale di rilascio di fibre se i rivestimenti non sono ricoperti con strato sigillante uniforme e intatto

Funi, corde, tessuti

In passato sono stati usati tutti i tipi di amianto. In seguito solo crisotilo al 100%

Possibilità di rilascio di fibre quando grandi quantità di materiali vengono immagazzinati

Cartoni, carte e prodotti affini

Generalmente solo crisotilo al 100%

Sciolti e maneggiati, carte e cartoni, non avendo una struttura molto compatta, sono soggetti a facili abrasioni ed a usura

Prodotti in amianto-cemento

Contengono il 10-15% di amianto, in genere crisotilo. Crocidolite e amosite si ritrovano in alcuni tipi di tubi e di lastre

Possono rilasciare fibre se abrasi, segati, perforati o spazzolati, oppure se deteriorati

Prodotti bituminosi, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi

Dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti, adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici

Improbabile rilascio di fibre durante l’uso normale. Possibilità di rilascio di fibre se tagliati, abrasi o perforati

 

 

 

 

Alla fine del processo di valutazione, abbastanza complesso e articolato, si arriva a classificare le situazioni riscontrate in tre diverse categoria:

  • materiali integri non suscettibili di danneggiamento, perché non accessibili, protetti o di natura compatta e in buono stato di conservazione;
  • materiali integri suscettibili di danneggiamento, perché accessibili o esposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, urti, danneggiamenti accidentali, ecc;
  • materiali danneggiati per azioni umane, intenzionali o accidentali, o per il naturale deterioramento nel tempo.

A ciascuna delle suddette situazioni, si accompagnano diverse misure d’intervento:

  • Nel caso di materiali integri non suscettibili di danneggiamento, occorre effettuare un controllo periodico dei materiali e mettere in atto una strategia per mantenere nel tempo le buone condizioni dei materiali, cioè un programma di controllo e manutenzione.
  • Nel caso di materiali integri suscettibili di danneggiamento, è necessario eliminare le cause del possibile danneggiamento e quindi mettere in atto il programma di controllo e manutenzione così come definito al punto 4 dell’allegato al DM 6/9/94 (rif. “la gestione dell’amianto nelle realtà condominiali”).
  • Se, in seguito alla valutazione dei suddetti fattori (valutazione del rischio) dovesse emergere una situazione tale da poter definire i “materiali danneggiati” , si prende in considerazione l’estensione del danno. Se questo è limitato ed è possibile eliminare le cause che lo hanno prodotto, può risultare sufficiente la riparazione e, successivamente, l’attuazione del programma di controllo e manutenzione. Se il danno è esteso, generalmente superiore al 10% dell’estensione totale del materiale, sarà necessario realizzare un intervento di bonifica. Con il termine “bonifica”, non si deve intendere solamente la rimozione dei materiali, ma possono essere considerati ugualmente efficaci anche interventi di tipo conservativo, come l’incapsulamento o il confinamento dove il materiale in amianto rimane comunque sul posto, avendo però eliminato gli elementi che contribuiscono al suo degrado nel tempo. L’intervento di bonifica più adeguato potrà essere valutato solo in seguito ad una attenta valutazione del rischio e scelto in relazione al miglior rapporto costi/benefici applicabile al caso specifico. Nessun organo di controllo può intervenire in merito alla scelta effettuata dai condomini, se questa è supportata da valutazioni tecniche circostanziate e ben documentate. Ciascuna di queste azioni comporta vantaggi e svantaggi che affronteremo successivamente (rif. “metodi di bonifica e criteri decisionali”).

 

Amianto: la sua gestione nelle realtà condominiali

 

Se, a seguito della valutazione del rischio, i materiali in amianto individuati versano in buono stato di conservazione e presentano bassi livelli di rischio, è possibile mantenerli “in situ”, a condizione che vengano attuate tutte le necessarie misure di gestione e controllo.

Per gestire correttamente i MCA all’interno dello stabile è necessario attuare il programma di controllo e manutenzione come definito al punto 4 del DM 6/9/94. Tale programma è costituito da una serie di misure di natura tecnica, organizzativa e procedurale atte a tenere sotto controllo i potenziali fattori di deterioramento dei materiali contenenti amianto, al fine di ridurre al minimo l’esposizione degli occupanti alle fibre d’amianto aero-disperse. Il programma di controllo e manutenzione si traduce nei seguenti obblighi a carico del proprietario dell’edificio e/o del responsabile dell’attività che vi si svolge:

  • designare una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali d’amianto;
  • tenere un’idonea documentazione da cui risulti l’ubicazione dei materiali contenenti amianto;
  • garantire il rispetto di efficaci misure di sicurezza durante le attività di pulizia, gli interventi manutentivi o qualsiasi evento che possa causare un disturbo dei materiali di amianto;
  • fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;
  • nel caso siano in opera materiali friabili, provvedere a far ispezionare l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica, trasmettendone copia alla USL competente.

Il piano di controllomanutenzione può prevedere anche l’affidamento di un incarico ad un laboratorio specializzato per la verifica dei livelli delle fibre aero-disperse mediante monitoraggi ambientali periodici, o ad un professionista in grado di ricoprire il ruolo di Responsabile amianto e che si faccia carico di tutte le adempienze di cui al punto 4 del DM 6/9/94.

Pertanto, come abbiamo visto, individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario (oltreché obbligatorio) al fine di predisporre le necessarie misure di controllo e di corretta gestione del rischio, ma la sua individuazione non comporta necessariamente l’immediato smantellamento. Lo spirito del legislatore infatti ha da sempre avuto nei confronti dell’amianto, un approccio di tipo “conservativo” ossia cercando di lasciare l’amianto dove si trova fino a quando non vi sono più le condizioni per mantenerlo in situ. La convinzione del legislatore parte dal presupposto che se l’amianto si trova in buone condizioni e non è “soggetto a fattori di deterioramento” in alcun modo, la sua capacità di disperdere fibre nell’ambiente è ridotta al minimo; in questi casi gli interventi di bonifica, siano questi rimozione, ma anche l’incapsulamento o il confinamento, non sono necessari; al contrario questi interventi rappresenterebbero comunque una “sollecitazione” tale da aumentare i bassi livelli di rischio individuati in sede di valutazione. Ciò è vero sia nella fase di bonifica che nella fase di smaltimento: il trasporto di materiali pericolosi e lo smaltimento in discarica costituiscono comunque fattori di rischio, al livello ambientale, non trascurabili.

 

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